Occhio secco: si può essere idonei alla chirurgia refrattiva?

Occhio secco: si può essere idonei alla chirurgia refrattiva?

Se si soffre di secchezza oculare si pensa subito che la chirurgia refrattiva può solo peggiorare la situazione. E in parte è vero.

La secchezza è uno dei fastidi post-operatori più frequenti dopo l’intervento, e se si soffre della sindrome dell’occhio secco già prima dell’intervento, i sintomi possono solo peggiorare.

Ci sono però alcuni casi, in cui è possibile procedere con l’intervento di chirurgia refrattiva, anche se si ha il cosiddetto “occhio secco”.

LA SECCHEZZA OCULARE È IN AUMENTO

L’invecchiamento della popolazione, l’inquinamento atmosferico e la dipendenza da schermi di smartphone, pc e tablet sono le cause della crescente incidenza della sindrome dell’occhio secco. In Italia, i sintomi sarebbero avvertiti dal 75% della popolazione.

Altri fattori di rischio sono la menopausa per le donne, il fumo, l’uso di alcuni farmaci e l’uso prolungato delle lenti a contatto.

Durante la pandemia si è anche coniato il termine MADE, Mask-Associated Dry Eye, per indicare il crescente numero di casi in cui si ha una sintomatologia più grave per via dell’uso scorretto della mascherina.

Il getto d’aria che, quando respiriamo, va dalla mascherina agli occhi, perché non c’è una perfetta adesione di quest’ultima su naso e zigomi, provoca una più rapida evaporazione del film lacrimale.

L’OCCHIO SECCO È SEMPRE MOTIVO DI NON IDONEITÀ ALLA CHIRURGIA REFRATTIVA?

La sindrome dell’occhio secco colpisce circa il 30% della popolazione e in genere, è motivo di esclusione dei pazienti per l’idoneità all’intervento di chirurgia refrattiva.

Questo non significa che se soffrite di secchezza oculare non potrete mai effettuare l’intervento di correzione dei difetti visivi nella vostra vita.

Infatti bisogna distinguere tra secchezza oculare lieve, moderata e grave, ma anche tra le potenziali cause.

Se i sintomi sono dettati perlopiù dallo stile di vita, apportando alcuni accorgimenti, è possibile migliorare la vostra condizione.

Se invece dipende da fattori ormonali, terapie mediche o altre patologie, allora può essere più difficile intervenire.

Come si valuta la secchezza oculare durante la visita di idoneità

Durante la visita di idoneità, oltre ai vari esami per valutare l’acuità visiva e la stato di tutte le parti dell’occhio, si eseguono due test della lacrimazione per determinare sia la produzione di lacrime che il tempo di evaporazione.

La valutazione del film lacrimale è una fase molto importante, perché la buona qualità contribuisce alla soddisfazione del paziente nella fase postoperatoria.

La secchezza oculare è un fastidio abbastanza comune dopo l’intervento di chirurgia refrattiva, ma temporaneo. In condizioni normali dura in genere da qualche settimana a sei mesi. Talvolta può perdurare dopo l’anno.

Se la secchezza oculare è presente già prima dell’intervento, sarà l’oculista a decidere se rappresenta un criterio di esclusione per la chirurgia laser e, se invece è possibile procedere, è bene che siate consapevoli dei maggiori fastidi a cui potreste andare incontro nei mesi successivi all’intervento, considerando la vostra condizione.

Test di Schirmer

Il test di Schirmer serve per misurare la quantità di secrezione lacrimale basale, in condizioni normali.

Si effettua applicando delle striscioline di carta millimetrate all’interno dell’occhio nella rima inferiore. Dopo 5 minuti di attesa, si valuta quanti millimetri di carta sono inumiditi.

Chi soffre di secchezza oculare in genere mostra un valore al di sotto dei 10 mm.

Test di rottura del film lacrimale o B.U.T. test

Il test di rottura del film lacrimale misura la qualità, valutando quanto tempo impiega la superficie corneale ad asciugarsi dopo un ammiccamento, se si tiene la palpebra aperta.

Si effettua osservando l’occhio aperto con un topografo corneale.

Se il tempo che trascorre tra l’ammiccamento e la formazione di piccole aree asciutte è inferiore ai 10 secondi, significa che la componente lipidica del film lacrimale è carente e l’occhio non viene idratato adeguatamente.

In seguito ai test sul film lacrimale, l’oculista è in grado di valutare se soffrite di una secchezza oculare lieve, moderata o severa.

Bisogna valutare in questa sede anche le cause. Se la vostra secchezza è legata all’uso delle lenti a contatto, al fumo o alle condizioni dell’ambiente in cui passate la maggior parte della giornata, potete provare a modificare questi fattori e vedere se i vostri sintomi migliorano.

QUALE TECNICA DI CHIRURGIA REFRATTIVA È CONSIGLIATA SE SI SOFFRE DI SECCHEZZA OCULARE?

Una volta conclusa la visita di idoneità, se l’oculista da un parere positivo alla vostra candidabilità all’intervento, la tecnica che più probabilmente vi verrà consigliata è la SMILE.

Questa tecnica è quella di più recente introduzione e prevede un’incisione con il laser a femtosecondi di appena 2-4 mm, mentre nella tecnica LASIK l’incisione è di 20 mm.

Minore è l’incisione, più breve è il tempo di guarigione dei tessuti e delle cellule nervose, e quindi di ripristino della funzione lacrimale.

La tecnica femto-LASIK e la PRK possono essere effettuata in alcuni casi se la sintomatologia non è grave e siete disposti a tollerare i fastidi operatori per alcuni mesi.

Per maggiori informazioni sulla secchezza oculare e la chirurgia refrattiva, potete chiamarci allo 079.232532, scriverci un messaggio privato sulla nostra pagina Facebook o un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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